Silenzio giornalistico

“Addio fonti sorgenti da aule di tribunali ed elevate al cielo dell’onestà …”. Questo richiamo letterario per esprimere la tristezza di un cittadino a fronte del bavaglio che si vuole mettere ai giornalisti. La famosa Tangentopoli ebbe sviluppi d’indagine anche attraverso le intercettazioni e i magistrati riuscirono a capire i legami tra politici e intrallazzatori. Il lavoro dei giornalisti è intoccabile. Sapere, in attesa dei processi, quanto succede nelle cliniche, nei ministeri, nei rapporti di mafia aiuta a capire come muoverci e a chi affidarci. Ad esempio, alla clinica s. Rita di Milano avremmo corso il rischio di farci operare inutilmente a causa di comportamenti non legali. Si dice che in Italia vengono fatte troppe intercettazioni: qualcuno si chiede il perché? Spesso le malefatte partono da chi ci gestisce: forse questo esempio viene seguito da tutti quelli che pensano che l’imbroglio, il danaro facile, la scorciatoia siano cose lecite, e sono tanti. Si dice che i media diffondono  notizie prima dei processi: meglio sapere che ignorare. Chi crede nella giustizia spera che gli innocenti vengano assolti e i colpevoli paghino. Ma far conoscere certi  reati porta ad un’ educazione sulla pulizia morale e ad una sensibilità civile delle future generazioni. Da oggi, come potremo sapere, in tempo per salvaguardarci, fatti che violano i nostri interessi, la nostra salute, la nostra sicurezza? Dio salvi l’informazione.

Pubblicata da DNews il 21 su Bergamo e il 25.5 su Verona

E se Mourinho avesse ragione?

Sul calcio si fanno ore e ore di chiacchiere e ci si dimentica che è un gioco. Questo sport viene spesso trascurato, invece, come fonte di riflessione sociale. Ad esempio, veniamo a sapere che Mourinho lascerà l’Inter perché in questo Paese non si è sentito a casa sua, è stato preso in giro e vituperato nonostante il suo impegno di serio lavoratore e preparato professionista. Ed ecco la conseguente riflessione: avrà pure ragione, quest’uomo, se il nostro Paese tratta allo stesso modo tanti giovani laureati, ricercatori, volenterosi e preparati, tanto da costringerli ad andare all’estero. Tempo fa il dr. Celli invitò i figli ad abbandonare l’Italia e andare a cercar più fortuna in altri Paesi e, i suoi, non sono figli di un operaio in cassa integrazione o occupato a 1200 € al mese. Celli ha dimostrato di essere un padre comunque realista, cosciente che i figli hanno bisogno di formarsi e responsabilizzarsi. Inoltre, dal suo alto livello, il Direttore Generale della Luiss di Roma, non si è trastullato nel benessere e ha capito che l’Italia offre poco futuro, che la crisi c’è e durerà per ancora tanto tempo e che la politica non è in grado di gestire il Paese al di fuori di interessi personali, ma nel bene dei cittadini. Allora, tornando all’allenatore dell’Inter, bisogna dargli onori al merito e ringraziarlo per averci fatto capire che le vittorie non bastano, ma occorre il rispetto. Grazie, Mourinho.

Pubblicata da DNews Milano il 20 e Verona il 21.5