Proposte alla Ministro Fornero

Ieri la Ministro Fornero ha detto che gli esodati potrebbero tornare al lavoro per un anno. Com’è possibile che un “tecnico” così esperto come Lei possa pensare ciò? Conosco da vicino persone che da due o tre anni sono stati chiamati dalle Aziende e convinti a rimanere a casa per “salvare” il business e i giovani, ricevendo quanto spettante per raggiungere il limite per ricevere la pensione. Ora che tale limite è stato spostato per alcuni anche di tre o quattro anni, è chiaro che essi resteranno senza entrate economiche, ma si può dire che possono rientrare “per un anno” alle loro funzioni? A cosa serve un anno, se il problema coinvolge periodi più lunghi? Le Aziende si rinnovano continuamente, le tecniche in poco tempo cambiano, le progettazioni tengono conto di nuovi fattori e indici internazionali. Può una persona tornare senza problemi oppure verrà assegnata a ruoli minori? Infine, sempre la stessa Ministro ha detto che i genitori devono investire nell’istruzione dei figli, cosa che moltissimi già fanno e pur avendo figli plurilaureati e fruitori di Master costosi, li vedono alla ricerca di posti di lavoro inesistenti. Su questi principi allora le mie proposte: facciamo tornare al lavoro anche i pensionati e rimandiamo i figli trentenni all’asilo!

Pensioni: grandi, piccole pensioni …

Quando, discutendo sulla crisi con amici, metto in evidenza che, oltre a tasse, inflazione bloccata, aumento dei prezzi, io ho notato che la mia pensione dal 2008 a oggi è diminuita di circa 25 euro, mi guardano come se fossi uno che racconta balle. 

Sulla pagina delle lettere del Corriere della Sera di oggi, c’è la seguente segnalazione da parte di una signora, forse attenta al fatto che la crisi porta piano piano alla discesa delle classi economiche e che, se la vita si allunga, i soldi per vivere diminuiscono. Chi vive fino a 100 anni, come dicono, oltre che essere fisicamente autonomo come si spera, potrà sostenersi?

Sabato 21 aprile 2012: Nove euro in meno

Ho 65 anni e negli ultimi due mesi ho visto ridurre la mia pensione: da 501 euro ne sono stati sottratti nove. Non so se, nei mesi a venire, continuerà questa sottrazione. Quello che so è che se si tratta di tasse, sono ben contenta di contribuire a salvare un’Italia agonizzante. Trovo, però, legittimo, in un Paese democratico, che venga reso pubblico quanto viene sottratto anche dalla pensione di gente che prende 10-20-50-100 mila euro al mese. Lia De Petrillo

Processo Thyssen: un aspetto tecnico e uno legale

Stamattina sono stato ad un dibattito che mi ha interessato per capire come nelle Aziende a volte vengono distribuite responsabilità che possono creare grossi problemi. Il tema: “La sentenza Thyssen: analisi, commenti, riflessioni e possibilità di applicazione estensiva” presso l’Ordine Ingegneri della Provincia di Milano.

ing. Franco Baretich – Presidente Commissione Igiene e sicurezza dell’Ordine: L’incidente gravissimo avvenuto a Torino presso gli impianti della Thyssen, che provocò la morte di sette dipendenti, ha avuto la sua sentenza di primo grado. Gli addetti ai lavori, in particolare gli Ingegneri, in questo incontro possono riflettere sul giudizio e trarre spunti di miglioramento per quanto riguarda l’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Senza fare processi, si vuole sentire i pareri di due esperti.

- foto da internet -

 Ing. Giovanni Gambino – Commissione Igiene e sicurezza del Lavoro dell’Ordine: Ha fatto una presentazione tecnica dell’incidente, richiamando alcune Norme tecniche, ad esempio il DM del 14.09.2005 “Norme tecniche costruzioni”, che definisce:  INCENDIO come combustione dei materiali, autoalimentata, che si sviluppa senza controllo nel tempo e nello spazio e COMBUSTIONE come rapida reazione chimica, esotermica, di polveri o gas in aria e provoca alte temperature e sovrapressioni che si propagano violentemente come ONDE. Il DM del 10.03.1998 Allegato V definisce 5 categorie di FUOCO (A, B, C, D, E) secondo i materiali di provenienza. Le perizie hanno dimostrato che a Torino il fuoco era di classe B e che può, perciò, essere spento con uno spinker a getto d’acqua vaporizzato oppure con lance a getto frazionato e non pieno: ciò è importante in quanto alla Thyssen le sostanze coinvolte furono carta, olio di alimentazione, di raffreddamento, di laminazione …  le SOSTANZE INFIAMMABILI sono classificate dalla Norma Europea n. 67/548. Un LIQUIDO è infiammabile se ha il punto di accensione (Flash Point) tra 21 e 55°C. In Thyssen c’erano sostanze COMBUSTIBILI, ma non infiammabili perché il loro Flash Point è tra 65 e 125°C: esse possono esplodere olo e portate a temperature elevatissime. La Norma CEI EN 60079-10-1 alleg. D tratta i rischi di esplosione delle “nebbie” che si formano in caso di incendio di combustibile in un ambiente e queste, se in concentrazione pericolosa, possono esplodere indipendentemente dalla temperatura dell’olio.

Alla Thyssen c’è stata un’esplosione: la polizia scientifica ha fatto foto di un’impronta di carrello su un muro, esso è stato spinto violentemente sul muro e quindi esplosione e non semplice incendio. “L’esame degli ustionati era singolare: le ustioni erano uniformi sui corpi, mentre in caso di incendi esse sono localizzate. Inoltre, le ustioni c’erano anche a livello polmonare e ciò fa capire che anche le vie aeree più profonde sono state colpite. Infine, i corpi erano nudi, mentre un fuoco brucia i vestiti: i è trattato, quindi, di un’esplosione perché le vittime sono state avvolte da una nube incandescente”. I Responsabili aziendali avrebbero dovuto evitare, in caso di incidenti, la formazione di miscele esplosive, con azione di prevenzione, con impianti adatti che impediscano inneschi. A Torino si è appurato che l’esplosione è stata causata da una semplice rottura di flessibili dei mezzi antincendio usati per il getto d’acqua, ciò ha portato all’evento nebuloso catastrofico: cannoni d’acqua a getto frazionato avrebbero evitato tale fenomeno e quindi l’errore è stato nel progetto, nell’uso di flessibili non resistenti e l’utilizzatore poteva “non sapere” di questo difetto. Detto ciò, in questa sede non si vogliono indicare più o meno colpevoli perché a questo hanno provveduto i Giudici di Torino.

MI - Opera di Gianfranco Angelico Benvenuto - 20.4.12 (Corriere.it)

 Avv. Guglielmo Giordanengo – Membro del Collegio di difesa degli imputati ed in particolare del RSPP (Responsabile Servizi Prevenzione e Protezione aziendale): Noi riteniamo che la sentenza di Torino sia stata ben meditata anche se può essere più o meno criticabile. Oggi interessa capire se la sentenza è utile per il mondo della sicurezza nel lavoro e se può essere considerata un caposaldo della giurisprudenza in materia. Le condanne sono state per OMICIDIO DOLOSO per la Dirigenza, quindi OMICIDIO VOLONTARIO per l’Amministratore Delegato (16 anni) e OMICIDIO COLPOSO per 6 Dirigenti (12 anni per 5 e 13 anni per RSPP).

In base alla Legge 231 oltre alle perone fisiche è condannabile anche l’Azienda con sanzioni penali e/o amministrative, anche se possono esserci dubbi: quando c’è una corruzione, essa è fatta nell’interesse dell’Azienda che quindi è da condannare, ma nel caso di infortunio l’Azienda ha interesse che ciò accada? Che muoiano delle persone? Alcuni sostengono che l’Azienda ha interesse a risparmiare  su prevenzione e sicurezza, sui materiali acquistati, ecc. e quindi mette a rischio la vita dei dipendenti, quindi è condannabile. Una riflessione: per l’omicidio colposo decide un Giudice togato, per quello volontario decide un giudice togato con sei Giudici popolari: nel caso Thyssen, sono stati 12000 gli aspetti tecnici esaminati (l’ing. Gambino nel suo intervento precedente ha parlato su uno solo: fu incendio o esplosione?) e tutti questi sono stati sottoposti al giudizio di persone che di tecnico sapevano nulla o poco, su indicazione di periti vari …

Si è deciso per il DOLO VOLONTARIO: è come se l’Amministratore Delegato di Thyssen avesse deciso, senza pensare alle eventualità, di uccidere quella mattina quelle persone oppure, si è pensato, per risparmiare ha deciso di fregarsene del rischio eventuale e si è affidato al destino … Difficile sapere la verità, ma secondo la Difesa è difficile pensare che una Azienda multinazionale, organizzata e strutturata in varie Direzioni e con una Direzione RSPP se ne freghi dei rischi. 

Una curiosità: molte motivazioni della sentenza hanno avuto come sorgente il sequestro e l’esame delle mail scambiate da Dirigenti e Dipendenti. Le mail possono essere un mezzo di comunicazione micidiale per le Aziende perché a differenza delle intercettazioni più o meno interpretabili, lasciano più facile lettura di quanto si crive a volta anche per sfogo o, peggio, per scherzo o per danneggiare una persona, un collega … Il Responsabile RSPP è stato il Dirigente più condannato perché aveva valutato dei rischi e aveva scritto che avrebbe fatto delle ispezioni: pur essendo un Dirigente con delega all’Antinfortunistica, egli non aveva possibilità di spesa e quindi per compiere certe azioni o prendere certe decisioni doveva avere l’OK da altri Dirigenti, ma le Aziende, spesso, con deleghe formali, affidano incarichi per scaricare responsabilità anche se non potrebbero e in caso di incidenti di questo tipo è il Consiglio di Amministrazione tutto che è responsabile. Qui si rileva il difficile compito dei Responsabili Protezione e Prevenzione nelle Aziende anche perché la giurisprudenza, in mancanza di chiarezza, con l’art 113 del Codice Penale individua RSPP come colpevole in concorso col Datore di lavoro. In Thyssen, secondo la difesa, RSPP è stato incastrato da deleghe non proprio legali ed avendo partecipato alla stesura del documento di Valutazione dei Rischi è stato ritenuto responsabile dell’accaduto …

Tutto ciò deve far riflettere, in futuro, su come vengono affidati gli incarichi nelle Aziende e quanto i Responsabili dell’alta Direzione sono veramente ensibili a certe problematiche, spesso legate alla vita umana …