Sabato Santo, ci siamo quasi. L’aria di Primavera c’è. Il sole c’è. I merletti svolazzano da un prato all’altro mentre le rondini forse sono state un po’ sorprese da questa Pasqua arrivata così presto. I leprotti corrono per i campi e improvvisamente restano immobili, statue da museo naturale, al minimo rumore e quando vedono arrivare qualcuno scappano veloci, senza concedere non un selfie, ma nemmeno una foto con zoom … Che bello, il periodo pasquale!
Dopo una mia paziente operazione di taglio minuto di salumi e formaggi, con ritmico alternarsi di un pezzetto nel piatto e uno in bocca e un giorno di lavoro da parte della Chef di casa, una volta Regina, tra impasti, imbottiture e infornate, son pronti e dorati i tortani profumati di formaggio, salame piccante e dolce, uova sode e pepe, tanto pepe … Nota negativa: la mia dolce consorte ha bandito il dolce tradizionale, la pastiera … Dice che la mia glicemia intermittente non può affogare tra fette di grano, ricotta, canditi e pasta frolla ricoperta di zucchero a velo e aromatizzata all’acqua di fiori d’arancio … Secondo me, lei non vuole ammettere che non ha più l’età per passare un’altra giornata, non retribuita, tra preparazione, forno infuocato al limite dell’incendio di Roma e con me, classico Nerone, stare lì vicino ad attendere, suonando con forchetta e coltello, il momento massimo di godimento, quello del primo assaggio. Oppure, semplicemente, vuole essere lei l’unico “dolce” delle mie giornate festive …
Ci siamo. Domani è Pasqua … Non sarà più così, ma aspettiamo certi momenti indelebili che rivediamo come in un film. A tavola, il rito della benedizione, da parte del Capofamiglia, con ramoscello di ulivo intinto nell’acqua che alla fine della Messa avevamo prelevato con una bottiglietta dall’acquasantiera e che innaffiava noi, peccatori assolti, e tutto l’antipasto “di tutto, di più”, noncuranti che in quell’acqua, in chiesa, erano state immerse dita di centinaia di persone per il segno della Croce … E via col pasto, un assalto alla “fellata” di salame, coppa, capicollo, prosciutto crudo e cotto, ricotta salata, funghetti e carciofini sott’olio, uova sode, fettine di tortano o casatiello (un tortano che ha, nella parte superiore, come ornamento uova sode intere imprigionate da fettucce di pasta), minestra “maritata”, tanto per iniziare leggeri, fatta di verdure di stagione con brodo e pezzi di gallina, manzo, salsiccia, prosciutto e cotenne, poi qualche “assaggio” di primo di lusso ed elaborato come in nessun altro periodo dell’anno, capretto al forno con patate o agnello girato in padella con cacio, uova e piselli, carciofi arrostiti e fritto misto di ortaggi, poi gran finale con pastiera. Da piccoli, un Uovo di Pasqua faceva da soprammobile in sala per giorni e giorni … A fine pranzo, il grande momento quando con mano tremanti cercavamo di sciogliere fiocchi colorati, rompere quella maledetta carta iper – resistente che a tutti i costi voleva proteggere il prezioso cibo degli Dei, intenso fondente, e il contenuto incognito, quella sorpresa che ogni anno aspettavamo con ansia e sorpresa non era perché si rivelava sempre essere un giochino di plastica da montare senza istruzioni oppure il solito ciondolino … Guardavamo i nostri genitori emozionati a studiare le reazioni di noi bambini che, pur essendo anime innocenti, sapevamo recitare da grandi attori, ringraziandoli con un sorriso … Eppure, eravamo felici. Oggi, tra diete forzate, acciacchi, qualche ruga e un po’ di solitudine (… Pasqua con chi vuoi: e la famiglia si disperde …) siamo ancora, fortunatamente, sereni. E gustiamo, almeno, una fetta di tortaniello …