Il gioco? La vita in palio.

Sabato sera classico: a Teatro. Non un classico lo spettacolo che abbiamo visto, ma una commedia divertente e tragica nel profondo delle sue pieghe comiche. “I giocatori”: quattro amici, amanti del gioco, ognuno con i suoi problemi fisici, psicologici, di famiglia o economici, affogano tutto nella sfida alla fortuna, fino a sfiorare punti estremi. Sembrerebbe una storia “pesante” e lo è se pensiamo a tutti i coinvolgimenti, ma tutto scorre tra sorrisi, momenti esilaranti, caratterizzazioni eccezionali dei quattro attori, frasi che fanno pensare e altre che fanno ridere.

Il tempo trascorre veloce con il ritmo dello spettacolo e ci si sente coinvolti tantissimo nella storia creata da Pau Mirò. Il dialetto partenopeo, scelto da questa produzione, è reso comprensibile a tutti e alcune fantasiose immagini vengono rese credibili così come succede a Napoli. Diversi e fortissimi Enrico Ianniello ( anche regista), Renato Carpentieri, Tony Laudadio e Luciano Saltarelli.  Alla fine, dopo i tanti applausi, una frase di mia moglie spiega bene tutto: “Questa è la differenza tra cinema e teatro …”. Si: perché qui si vive con i personaggi, si ride e si soffre con loro. Il teatro è partecipazione, scambio reciproco: gli attori durante il saluto finale del pubblico, erano veramente felici del loro lavoro. E, uscendo, mi è venuta un po’ di malinconia: io ho provato queste sensazioni tanti anni fa, ormai …

Chiusura della serata “napoletana” con una bella pizza …

Versatilità de La Pietra

Oggi in Triennale con un po’ di tristezza perché scade la card annuale e non può essere rinnovata fino a novembre, poiché la struttura sarà tutta impegnata per l’EXPO 2015 … e allora abbiamo visto la mostra sulle opere dal 1960 ad oggi di Ugo La Pietra, artista eclettico, uno di quelli da rivalutare come Gino Sarfatti e Piero Fornasetti che proprio qui abbiamo avuto il piacere di apprezzare … La Pietra, architetto di formazione, artista, cineasta (e attore), editor, musicista, fumettista, docente, critico della realtà attraverso le sue opere. Basta vedere qualche foto che ho scattato per far capire come le cose che ci circondano quotidianamente possono essere riviste in altra maniera, ad esempio la cabina telefonica diventa doccia o  un parchimetro diventa una lavastoviglie … Opere che segnalano i cambiamenti della città, dell’ambiente, dei mobili reinventati, della casa nel motto “Abitare è essere ovunque a casa propria” oppure la foto dell’opera con i topini e il formaggio del 1998 con il ricordo che quando usciranno le leggi europee contro la produzione dei formaggi artigianali, pensando al pecorino della contadina del mio paese, realizzò un’installazione con la scritta: “Riusciranno i topi dell’unione Europea a far fuori tutti i nostri formaggi!”. Mille opere esposte, un’infinità di modi di esprimersi … Anche le critiche alle città che cambiano sono spesso azzeccate. Siamo veramente cresciuti in questa visita …

Nota: per ingrandire le foto, cliccarci sopra …

Alla ricerca dell’acqua perduta …

Il titolo che ho messo a questo post sintetizza il significato del la storia del film che abbiamo visto ieri sera: “The Water Diviner”, il rabdomante, il cercatore d’acqua. Un contadini australiano conosce un metodo per trovare l’acqua esplorando terre aride e quando, dopo 4 anni, la moglie muore, le promette di riportare a casa i corpi dei tre figli morti a Gallipoli in Turchia durante la Prima Guerra Mondiale, quando per portare un principio di libertà, l’Australia portò a morire lì 10 mila ragazzi e i Turchi persero 70 mila dei loro: cose che conosciamo e vediamo ancora oggi … L’australiano Russel Crowe parte e tra mille peripezie, con l’aiuto di un maggiore turco che conosce e che considera l’evento della morte di tanti uomini uguale per tutti e per tutte le Nazioni va a raggiungere il suo obiettivo. La storia è come tante che abbiamo visto al cinema: qualcuno che cerca altri per amore. Quindi è chiaro perché ho scritto “acqua perduta”: l’acqua è un bene prezioso e lo è ancora di più quando la si perde, come il padre che ha perso i suoi amati figli.

Il film ha belle immagini sia in Australia, sia in Turchia ed ha una bella colonna sonora cui ha contribuito anche l’italiano pianista Ludovico Einaudi. Russel Crowe sta maturando come attore e per la prima volta ha diretto un film: deve un po’ alleggerire, in futuro, le storie perché in questo film passano altre storie collegate alla principale che, però, si smarriscono, ad esempio la ricerca del padre di un bambino, o sono necessariamente sfiorate come l’innamoramento con una donna turca, interpretata da Olga Kurylenko che ci ha affascinato ( … tanto che persino la mia vicina di posto, alias la mia metà, ha detto più volte che è “bellissima” …). Tutti gli attori, compreso il bambino, sono bravi e Ylmaz Erdogan ha dato una caratterizzazione ottima al personaggio del maggiore che attraversa vari stati d’animo … Crowe ha un buon futuro da regista, perfezionando alcuni punti. Il film è da vedere e rimarrà nei ricordi dello spettatore anche per le lacrime versate dalla moglie vicina a voi che, intanto, cercate di non far vedere i vostri occhi lucidi, pensando all’amore per i figli e alle difficoltà della vita …

foto da internet

Olga Kurylenko - foto da internet