Essere o non essere. Cambiare o non cambiare.

Certo, stare in casa, la famiglia, il cassetto dei ricordi, la riscoperta del leggere e ascoltare musica, l’incontro con gli amici dalle faccine deformate da grandangoli spartani, con i nonni commossi in cornici rettangolari … La presa di distanza dai social che infettano la nostra vita, la pace quotidiana, con notizie più o meno false, con dichiarazioni molto astratte e numeri molto vaghi, con slogan elettorali che come avvoltoi sfruttano la nostra debolezza da coronavirus … Il lavoro “agile” che ci regala tempo, risparmi nel vestirsi, nei trasporti … e che ci permette di gustare un piatto preparato da noi, senza la corsa al panino -1 fetta di crudo 1 – 5 euro … e bere un caffè che non sia quello della irritante macchina funziona si – funziona no, con i colleghi in fila che commentano il bicchierino scende – non scende o lo zucchero che riempie mezzo bicchierino quando scegli “amaro” … L’incontro spirituale con se stessi e lo sguardo allo specchio alla scoperto del “chi ero – chi sono” …

Eppure …. il pensiero va anche a coloro che, al contrario, in casa soffrono perché sentono la mancanza della corsa, della camminata all’aria aperta, del giro in bici o perché pesano le urla dei bambini, la presenza continua della moglie, i rumori dei vicini e gli alti volumi di stereo e TV, specie quelle che accendono in camera da letto … E, purtroppo, leggiamo che in quarantena c’è aumento di violenza sulle donne e sui bambini, di litigi tra condomini, discussioni offensive su gruppi social su argomenti spesso banali …. Chi non sopporta la lunga coda al supermercato e ha fobia per guanti e mascherine … Forse c’è anche chi desidera rivedere da vicino un amante, un amico nell’ombra, un confidente platonico e comprensivo …  e non può confessarlo o gridarlo ai quattro venti …

Questi fatti sono comunque in inferiorità rispetto alle positività che questo periodo ci sta offrendo perché ci ha aperto gli occhi su aspetti che le nostre corse quotidiane e, diciamolo, egoistiche ci avevano oscurati e su persone che, oggi chiamiamo “Eroi” che nel passato lavoravano e si sacrificavano per noi, per il nostro benessere. E abbiamo anche capito che molti problemi, creati per farsi una pubblicità politica, sono risolvibili con professionalità e buon senso pensando che poi un VIRUS può colpire tutti, ricchi, poveri, credenti e non, allo stesso modo perché ogni essere, di qualsiasi parte del mondo, è UMANO. Sembra che con la minima discesa della curva dei ricoveri, la gente cominci a essere impaziente e stia per scoppiare la voglia di uscire ma non è così: bisogna rimanere ancora tranquilli e il RESTIAMO IN CASA, il CE LA FAREMO, il TUTTO ANDRA’ BENE non devono diventare motti superati perché il virus è qui, vivo, in agguato …  Dobbiamo sopportare le violenze del “virus” o combatterlo? Vogliamo chiederci, come Amleto, se dobbiamo “Essere o non essere …”?

Questo periodo passerà.  Io sono convinto che siamo migliorati, che la voglia di rivincita che ci sta caricando ci aiuterà a risolvere grandi problemi per la ricostruzione “post-guerra”, che l’unione che abbiamo creato ha rafforzato i nostri rapporti e, soprattutto vogliamo essere in pace …  Ne usciremo comunque cambiati perché dal “mostro” qualcosa avremo imparato, nel bene e nel male e dovremmo volere che tutto ciò resti come nostro patrimonio personale per il futuro. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» da “Il Gattopardo” …

Meteoropatia pasquale

Diciamo la verità: chi di noi, nei giorni scorsi, ha seguito le previsioni del tempo? Negli anni passati aspettavamo la sentenza dei meteorologi con il batticuore: avremmo potuto fare la Pasqua con chi vuoi e la Pasquetta dove vuoi? E quante volte facevamo programmi stupendi, viaggi o pranzi all’aria aperta che venivano rovinati dalle bizze di Giove  dio della pioggia, del tuono e del fulmine? Con i cestini pieni di teglie di pasta al forno, parmigiana di melanzane, salumi e formaggi, tortani, casatielli e pastiere, aprivamo la porta di casa e l’urlo terrificante di tutta la famiglia: “Piove! Governo ladro!” manco se il Governo fosse tale solo quando piove …
Questo inverno, almeno in Lombardia, l’Inverno non si è fatto vedere, qualche pioggerellina tre o quattro volte, smog alle stelle, poi sempre bel tempo e la Primavera si è presentata in anticipo più bella che mai: abbiamo seguito il passaggio dalle grate delle finestre, divenute unici schermi non virtuali aperti sul mondo esterno, noi chiusi nei rifugi antivirus delle nostre case, al riparo dai bombardamenti dei missili Covid 19, stretti ai nostri cari vicini o in videocall, in attesa delle sirene e delle campane che annunceranno la fine delle ostilità …
Feste diverse, auguri quasi mai “pensati”, “creati” da chi li invia,  scambiati automaticamente, decine di bigliettini uguali,  colorati con coniglietti, uova, colombe, quasi sempre gli stessi, inviati da amici e parenti che, spesso, rinviano quello che tu avevi mandato loro: nella normale quotidianità si è distratti, perché si corre a lavoro, a scuola, a fare la spesa … Meraviglia che, anche stando in casa, non si legge mai con calma un post, un messaggino, un commento, non si arriva fino in fondo e a volte vengono date risposte fuori tema …  Forse perché, come dicono, si sono riscoperte cose e passioni che avevamo dimenticato: la pittura, la musica, la cucina, le pulizie “di Pasqua”, il coniuge, i figli … oppure siamo talmente depressi che ci muoviamo come automi tra una stanza e l’altra, un cellulare e un PC, tra un social e un’anti – social … tra un decreto e le sue variazioni di usanze e folclore.
Sono le feste del Coronavirus e allora sforziamoci a RESTARE IN CASA ancora perché siamo stanchi di sentire grandi numeri e curve più o meno in discesa: puntiamo sui bassi numeri e prepariamo il pic nic di Pasquetta nella sala da pranzo, spostiamo il tavolo, mettiamo un plaid sul pavimento e apriamo i cestini della bontà e della compagnia, perché UNITI CE LA FAREMO!!!