Il costo delle Feste.

C’è un prezzo da pagare. Nella vita niente è per nulla. Ti dicono che bisogna reagire e sperare. Se poi ti fai prendere dall’ottimismo e decidi di metterti le ali e volare sulla città a guardare le luci, gli addobbi, le vetrine e la gente, ti dicono che hai esagerato. Ti dovevi riguardare. E si paga un bagno nel clima delle Feste, in una Milano che si è fatta bella, splendente, ancora più fastosa, più fausta, per le Feste con festoni colorati e tante facce allegre vaganti nella fantasia dell’attesa di qualcosa di magico, dell’amore nel presepe, della libertà nell’albero, semplicità e ricchezza … Si paga la serenità, la gioia di vedere un bimbo che indicandoti grida alla mamma: “C’è Babbo Natale!” e gli regali un sorriso che porterà nel cuore fino alla mezzanotte del camino, dei doni … Si paga, ovvio, la bella pizza che chiude la serata e ti fa il pieno di delizia portandoti a letto, dopo aver sorseggiato un diger selz al limone … Si paga il parcheggio, che hai trovato con un colpo di fortuna, più di quanto hai previsto perché al momento di partire, non ha funzionato l’app o non ti prende il GPS … Si paga la soddisfazione di aver sfidato gli acciacchi, le vertigini furiose, di sentirti bene e di vedere tua moglie felice come una bimba per essersi immersa per strade animate e vetrine abbaglianti, sotto la stella dell’Albero e lo sguardo della Madonnina …. Si paga tutto. Il conto arriva all’alba, quando ti svegli pensando a cosa fare nel nuovo giorno e, mentre ti stai alzando, una mano gigantesca ti spinge violentemente e tu, che non hai più le ali, caschi di peso sul letto … E meno male che non è stato un atterraggio: avrebbe avuto un costo “lunare”.

NOTA: per ingrandire le foto, cliccare sopra

Natale 2018 … zagaglie.

Dicono che tutto deve essere pronto per l’Immacolata. A Milano, addirittura per il giorno prima: sant’Ambrogio che, invece aveva prolungato dal martedì al sabato grasso il Carnevale. Forse per Natale andava di corsa e tutto si anticipava, proprio come oggi che i panettoni cominciano a esporli sugli scaffali a settembre. Tra qualche anno a Ferragosto sulle spiagge anziché una fetta d’anguria mangeremo una di panettone! Comunque, come ogni anno, la guerra tra me e la mia dolce consorte è partita ai primi di novembre tra l’addobbiamo no e l’addobbiamo si, ormai che senso ha e un senso c’è sempre e poi lo vuole la tradizione, almeno un presepino bisogna farlo, è un segno d’amore. Allora non è il caso di fare l’Albero: siamo due e pure della terza età, non abbiamo pargoletti in giro, fare l’Albero non ha senso e si che ha senso perché è simbolo di libertà. Presepe uguale amore familiare, amore per gli altri, accoglienza.  Albero uguale abbondanza,  luci, colori, portafortuna di ricchezza e, appunto, libertà. Ed eccoci alla sera dell’Immacolata, dopo varie vicissitudini di impegni e di salute precaria con giramenti vari, pronti alle Feste di fine Anno. Ma che Feste sono e che senso hanno se, quando si sta bene e si gode di salute, è festa tutto l’Anno? Perché concentrare in pochi giorni incontri, abbuffate, spese assurde per, quasi sempre, inutili doni che una volta portavano i Magi all’Epifania, poi vennero scalzati dalla Befana per le pari opportunità e dagli States arrivò la moda di Babbo Natale che distribuisce sacchi di regali infilandosi nei caminetti (anche di chi non li ha …) facendo rigirare nella tomba san Nicola che nel IV secolo, il 6 dicembre,  secondo la tradizione, regalò una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi e – in un’altra occasione – salvò tre fanciulli. Nel tempo, man mano che il nome si modificava, Samiklaus, Sinterclaus o Santa Claus cambiarono anche i giorni dei regali che, passando per il 13 dicembre Santa Lucia in omaggio, giustamente, alle quote rosa, si fermarono all’ora zero del 25 dicembre, quando, forse, nacque il Bambin Gesù … Scendendo nella realtà più o meno religiosa, più o meno commerciale, ma nella natura della nostra napoletanità, ancora una volta noi ci siamo.