Fino alle 11 del 18.2 2018, questo post è stato letto da 1.554 persone.
Arrivano centinaia di AUGURI di BUONE FESTE … Specie con i social, si subisce un lavaggio di cervello … Ogni post in arrivo, è una batosta e poi ci sono quelli che si ripetono, i copia-incolla: tremendi! Nessuno ha più fantasia, nessuno si impegna un po’ per esprimere, sinceramente e con le proprie parole, Auguri legati al proprio sentimento verso un parente, un amico, un collega, un conoscente … Tutto arriva preconfezionato da Chissàchi …e, come robot, si inviano foto, video e post così come arrivano, a volte senza nemmeno leggerli fino in fondo … Cosa che è evidente nei periodi di Feste, ma la vera mancanza di comunicazione, di espressione, di affetti e pensieri dura tutto l’anno: si leggono cose di sfuggita, si dimenticano fatti e luoghi … Cosa più grave è che non si dà peso neanche a ciò che dicono i figli, le persone più care … e qualcuno si dimentica pure una persona amata in strada, in auto, al supermercato … Quante volte ci capita di raccontare qualcosa e chi ascolta sembra cadere dalle nuvole? Ed è inutile dire che lo avevi detto, che lo avevi scritto sui social o su wapp … Si creano muri e non siamo più capaci di scrivere, di parlare.
Nemmeno un AUGURIO nasce più dal cuore ….
Ed è arrivata l’Epifania che “tutte le feste porta via …” E chi ci crede più? Mi hanno scritto BUON NATALE e non ho digerito il panettone. Mi hanno scritto BUON ANNO NUOVO ed è dal 1° gennaio che non esco da casa … Mi hanno scritto BUONA BEFANA e cose buone non ne ho viste … Speravo almeno di poter dire:
‘O Capitone quest’anno non poteva mancare nelle mie feste di Fine Anno. Una tradizione, è vero, va rispettata, ma per me tradizione vuol dire esserci ancora, vivere ancora perché domani chissà … e questo Capitone potrebbe essere l’ultimo ma l’augurio è che sarà parte di una catena di delizie ancora per molto tempo, insieme alla lasagna a Carnevale, alla pastiera a Pasqua, ai pizzoccheri a Ferragosto, al torrone nel Ponte dei Morti, alle caldarroste a sant’Ambrogio, agli spaghetti con le vongole alla Vigilia di Natale, ai raviolini in brodo di Natale, alla pasta al forno di Santo Stefano …
Eppure, ‘o Capitone, tra tutti i piatti citati è quello più osteggiato, forse perché ambiguo non sembrando pesce ma serpente tentatore, forse perché ha un nome maschile, ma è la femmina dell’anguilla che ha un nome femminile, forse perché ai molti sembra brutto mentre altri amano quel lungo profilo nero e gli occhietti vispi, forse perché è sfuggente quando si cerca di acchiapparlo, simbolo della ribellione, forse perché non muore anche se fatto a pezzi e lotta sino all’ultimo respiro nell’olio bollente per la sua voglia di libertà.
E’ buono ‘o Capitone, ha carne tenera, ha sapore di terra e di mare. Odiato da tanti, amato da molti. Un boccone tira l’altro come una ciliegia dorata, bollente di fritto e di gusto pagano, goduto in religioso silenzio. Scappa ‘o Capitone, scivola ‘o Capitone … si diverte ‘o Capitone a mettere in difficoltà chi vuole dominarlo … E’ buono o’ Capitone e si pavoneggia quando ti regala non una mela da serpente, ma un piacere da mare, d’amare …
Dicembre 2017. Tutto cominciò a Roma. L’Albero di Natale posizionato in piazza Venezia subito si rivelò deludente agli occhi di turisti e cittadini della Capitale. Gli diedero subito un nome: “Spelacchio” …
Foto da internet
Intanto, ad Arese, nella Città Metropolitana di Milano, si cominciò a commentare, come avvenne in tutta Italia, il ridicolo “Spelacchio” romano. La Capitale d’Italia si fece mettere alla berlina sui media e sui social di tutto il mondo … Ma, come spesso accade, si guarda sempre ai difetti degli altri e non ai propri … E accadde che un aresino, uscendo dalla Biblioteca di uno dei Comuni con reddito pro-capite medio tra i primi d’Italia, si trovò di fronte a un Albero di Natale, addobbato con una sola serie di lampadine, con rami radi e cadenti. In verità non un abete, ma un cedro himalayano, travestito all’uopo, per non incidere sulle casse disponibili per altri progetti. Ma quell’Albero, al primo impatto, somigliava proprio a quello di Roma e subito nacque la riflessione: “Anche Arese ha il suo Spelacchio … l’AreSpelacchio …”,
Il rimorso, pubblicato sul social aresino “Sei di Arese se …” fu subito condiviso: l’AreSpelacchio era triste, senza fili luccicanti, senza palle … E a prendere la palla al balzo furono due simpatiche concittadine, già attive sul territorio per evidenziare con satira “selfistica” varie situazioni, ed esse crearono l’iniziativa “Dona un Addobbo allo Spelacchio di Arese”: in occasione del primo Compleanno dell’Agorà, tutti furono invitati a portare un simpatico e colorato oggetto natalizio per rendere “vivo” l’Alberotto …
E nacque, immediata, la reazione degli Aresini alla squallida realtà: addobbi a gogò arrivavano con entusiasmo e l’AreSpelacchio diventava sempre più carino … Più arrivavano sui social post dedicati allo Spelacchio romano moribondo, più prendeva forma l’AreSpelacchio …
Il primo Compleanno della Biblioteca, diventò una grande festa: eventi e giochi per bambini, carrozza di babbo Natale trainata da due bei cavalli bianchi, un concerto per pianoforte in cui il bravo Roberto Binetti condusse in volo nell’Universo Fantasia …
… e l’AreSpelacchio diventò bello, luminoso, solido e emozionante per piccini e grandi.
Un’esperienza bellissima riportata anche sulla stampa!
Arese vide il suo Davide superare il Golia romanesco e solo con la forza e la collaborazione dei suoi abitanti. Una grandissima soddisfazione. Grazie a tutti !!!!