Pubblicata su QuiArese, oggi:

24 luglio 2013 – Rientrato dalle vacanze. Estate ad Arese significa afa, strade vuote e pochi eventi… Non ho avuto ancora il tempo di informarmi su quanto è successo nella nostra Città e meno male che c’è QuiArese: farò una lettura a ritroso per aggiornarmi. Malvolentieri, però, ho già un problema da segnalare e, non è una novità per questa rubrica, riguarda la Casa dell’Acqua. Sono un utente di questo servizio e come tanti concittadini sono attento affinché la cosa pubblica funzioni almeno con efficacia, visto che per l’efficienza abbiamo più volte chiesto i dati di qualità e non abbiamo mai ricevuto risposte. Ebbene, ho trovato un disservizio e non posso dire da quando c’è, ma ieri la tessera regionale per l’acqua frizzante non risultava Più abilitata dalla macchina sulla sinistra della Casa. Per non essere Meno, la macchina a destra oggi ha lo stesso problema. Mi son sorti tanti dubbi: e se da Mazzo di Rho ci facessero concorrenza sul buon funzionamento del servizio? Forse il mio soggiorno all’estero ha fatto decadere la mia cittadinanza aresina? Oppure hanno scoperto che risiedo ad Arese “soltanto” da 34 anni e vogliono rispedirmi indietro sulla scia della vicenda kazaka? E se sono vittima della Calderolata del mese?
Meno male che non sono unica vittima: altre persone non hanno potuto usare la Carta. Intanto, un signore, divertito, prendeva l’acqua naturale e diceva: “Tra soste e disservizi, l’acqua a bollicine è una vera bolla!”. Conclusione: non possiamo prelevare acqua frizzante. Ora, in base all’interruzione “ultramensile” di questa primavera, ci chiediamo: quanto tempo dovremo attendere, Più o Meno?
Francesco Gentile
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03 luglio 2013 – Col caldo, le passeggiate sono Più faticose e il “fisicometro” segna Meno … Girando per Arese, per una sosta, non mancano panchine Più o Meno all’ombra, eppure… la foto 1 mostra che in via Leopardi le panchine possono anche sparire da anni e non essere rimesse, mentre in via Marmolada (foto 2) si trova una in stato di pericolo da mesi, tanto che i nastri bianco-rossi di segnalazione stanno sparendo nei meandri del tempo… La panchina più curiosa l’ho trovata in via Einaudi e, in un primo momento, mi appariva come un banchetto del mercato, con tanti indumenti in esposizione. Ho ipotizzato che qualche nostro concittadino avesse pensato, in tempo di crisi, di improvvisare un negozio all’aperto di moda-vintage, foto 3 … Ma lì vicino non c’erano compratori, tantomeno uno stilista improvvisato. Ho esteso la mia osservazione intorno e ho capito: vicino al semaforo c’è un cassone giallo, di quelli per il deposito benefico di abiti ancora in buone condizioni (foto 4). Qualcuno ha pensato, forse di notte oppure in presenza di passanti indifferenti, di accedere in qualche modo al cassone e tirar fuori il contenuto, facendo poi con calma, all’ombra e sulla panchina, una scelta di quanto potesse essere utile per sé o per la famiglia. Niente di grave, comunque: di fronte alle necessità, il gesto può essere capito e poi chi ha donato quel vestiario lo avrà fatto proprio con l’intento di aiutare gli altri. Questo, ovviamente, senza pensar male: se l’ignoto fosse veramente un venditore e il suo profitto cresce in qualche mercatino dell’usato a Milano o in provincia? Unica cosa che avrei voluto chiedere alla persona che ha fatto la scelta: perché non ha riportato gli indumenti che non gli interessavano nel cassone? Più o Meno, potevano servire ad altri, no?



