Ha vinto già tanti premi. Vincerà vari Oscar. Per niente convinto, ho accompagnato mia moglie a vedere “La La Land”. Un musical, cantato in inglese con sottotitoli italiani: i primi momenti ho sofferto perché se leggevo giù non vedevo le immagini e ciò che accadeva su e continuavo a chiedermi perché mi ero convinto ad andare. Ma non è un “musical” e non è un “film”: è “la musica” ed è una “favola”. Musica perché la colonna sonora conquista con un mix di melodia del “la la land” e jazz, soul e anche lirica ,,, Favola perché c’è tutto: il principe bello, la ragazza che vuol crescere, i sogni che ognuno vorrebbe realizzare, i colori, i voli, i tramonti e le stelle … Mi sono fatto coinvolgere e, forse sono tornato, se non bambino, almeno adolescente con i miei sogni, i miei sentimenti e le mie delusioni … Bravissimi i due interpreti principali che già ho apprezzato in altri film: Ryan Gosling bello e simpatico e Emma Stone che ha migliaia di espressioni mutevoli, poi tutti gli altri ben scelti, come le varie band. Grazie, Damien Chazelle. Ah … la colonna sonora di Justin Hurwitz,: indimenticabile. Bella la canzone City of Stars e poi quel refrain … “la la land” che penetra la mente e il cuore. Sono uscito fischiettandolo quel “la la land … la la land … la la land”, con gli occhi lucidi. Bah … con l’età ci si commuove forse facilmente? Ma, ora ricordo: mi era capitata la stessa cosa con un “musical”: Mamma Mia!
Finalmente un film che ci ha regalato momenti di risata pura. “Smetto quando voglio. Masterclass” che segue il primo “Smetto quando voglio” del 2014, contrariamente al solito, ovvero quando un film è fatto bene capita che il seguito non sia all’altezza del primo, questa volta ha fatto cadere la regola: un bel gruppo di giovani attori, un regista, Sydney Sibilia, giovanissimo e già con un occhio all’arte e uno al botteghino, e autori effervescenti, creano un’aria di goliardia in una società che rispecchia quella che tutti i giorni ci circonda con tante contraddizioni, anche con riferimento alla disoccupazione giovanile e allo spreco di cervelli speciali. Molte gag a sorpresa e situazioni puramente comiche si alternano all’azione e a sentimenti e desideri concreti cui dei giovani ricercatori possono giustamente aspirare. La pellicola scorre piacevolmente e quasi quasi dispiace arrivare ai titoli di coda. Già pronto il terzo episodio, girato in contemporanea, che uscirà, molto probabilmente, l’anno prossimo. Bravi tutti gli attori, ognuno con sue caratteristiche particolari, un po’ più in evidenza Edoardo Leo, Stefano Fresi, Greta Scarano e Valeria Solarino.
Domenica mattina, dopo una settimana pesantuccia, avevamo voglia di “evadere” dai soliti tran tran, dai politicanti e Trump Trump, da scandali e chiacchiericci, abbiamo visto una mostra che ci ha portati in un mondo lontano, fatto di monumenti, dipinti, foto e mondi normali: The art of the Brick ci ha fatto immergere in una fantasia fatta di mattoncini Lego, quelli che usavamo da ragazzi, che usano i nostri bambini, che Nathan Sawaya ha costruito per anni, con le sue mani e la sua bravura. Abbiamo visto nonni, giovani, bambini, a bocca aperta di fronte a certe realizzazioni e siamo stati coinvolti per quasi due ore da un’euforia generale. Opere famose ricostruite mattoncino su mattoncino, con scelte di cromaticità incredibili che hanno anche uno scopo culturale: insegnare l’arte attraverso un passatempo utilizzabile da tutti. la mostra sta facendo il giro del mondo. Finisco con una frase di Nathan: “I sogni si realizzano … un mattoncino alla volta”
Note: Segue qualche foto e sarebbe impossibile inserire qui tutte quelle che ho fatto … La Mostra è prorogata al 5 febbraio per il grande successo: vedi informazioni e dettagli nel Menu di questo Blog alla voce a sx: COSA FARE … Come al solito, per ingrandirle, cliccare sulle immagini.