“Vivere”: storia vera, esagerata.

Difficile, questo “Vivere”,  è un film d’autrice per la regia: Francesca Archibugi sa come riprendere volti e particolari, come autrice di una storia, insieme a  Francesco Piccolo e Paolo Virzì, non ha centrato in pieno l’obiettivo cinematografico che è quello di creare una storia che abbia un senso e faccia riflettere mentalmente e sentimentalmente. La vita di una famiglia romana come tante dove la moglie corre avanti e indietro e si sbatte tra casa, lavoro e famiglia, il marito si defila e fa il conquistatore al limite della violenza, una figlia con problemi di salute, ma forse psicosomatici e una baby sitter arrivata dall’estero, prima spaesate e fervente credente e poi non si sa più, diventa una vita al di sopra della realtà dove tutti fanno tutto, tutti soprassiedono a tutto e si perde di vista il limite di una realtà che si può risolvere con il buon senso o con una tragedia. Vivere così succede, vivere senza scopi e ideali è solo confusione. Troppa carne al fuoco, addirittura con inserimenti di commistione politica, criminalità, storie collegate lasciate in sospeso. Gli interpreti sono bravi: Micaela Ramazzotti si ripete in un ruolo di romana smarrita in se stessa, Adriano Gianni è ben inquadrato anche per doti naturali nel ruolo, Marcello Fonte è misterioso per conformazione interna, la giovane Roisin O’Donovan è, col suo viso pulito, una possibile scoperta, le partecipazioni di Massimo Ghini e Enrico Montesano, bravi, forse meritavano un accento migliore, brava la piccola interprete. Colonna sonora non ingombrante. “Vivere” è sempre caotico, ma qui non abbiamo intravisto soluzioni. In ogni caso, è un film da vedere se si vuole fare il riassunto delle cronache dei telegiornali quotidiani.

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C’era una volta … a Hollywood: film, non film.

“C’era una volta … a Hollywood” è un film di Quentin Tarantino e, come tutti gli altri suoi film può piacere o no. A me è piaciuto perché racconta una storia, dietro le macchine da ripresa,  di uomini, un attore e  il suo stuntman e dei loro problemi, affetti, aspirazioni. Racconta, affiancando a questa,un fatto terribile di cronaca che sconvolse non solo la gabbia dorata di Hollywood, ma tutto il mondo: la strage in casa Polanski del 1969. Racconta, riportandoci con spezzoni ben inseriti, nel cinema e i personaggi di quegli anni, i western (con un occhio ai nostri spaghetti western …), i telefilm polizieschi, le commedie all’americana. Racconta, facendoci “rivedere” registi e produttori, attori come Steve Mc Queen, Bruce Lee, Dean Martin … Sharon Tate … Racconta, facendoci tornare nel tempo indietro e regalandoci sogni e delusioni di un mondo lontano da noi, ma come il nostro, con bellezze e brutture. Racconta con due attori, Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, che si dividono la maturità raggiunta, l’esperienza, e un’attrice stupenda che, confermando la sua bravura, è capace di farci innamorare maggiormente di quella Sharon Tate aspirante diva. Colonna sonora ad hoc, non invadente. Un regista che spesso divide, ma molto più con i piedi per terra e meno volgare, meno angosciante, forte con i primi piani e dettagli importanti, inventore di una storia di realtà e fantasia, un film – non film.

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