Quattro donne, una canaglia e tante risate.

Ieri sera a Teatro, una serata rilassante, che ci ha distratto dai problemi di questo inizio anno brutto. Ero andato convinto di vedere uno spettacolo da terza età, ma  “Quattro donne e una canaglia” è una commedia leggera di Pierre Chesnot, senza grandi pretese se non quella di regalare buonumore con una trama già vista tante volte, un uomo che si dibatte tra più donne, e con attori che sanno come attrarre l’attenzione del pubblico. Interpreti adatti ai propri ruoli Corinne Clery (più effervescente), Barbara Bouchet (più di scena), ben inseriti i giovani Paola Caruso e Nicola Paduano, esattamente nei suoi panni di intrattenitore e comunicatore col pubblico Gianfranco d’Angelo e, vera attrice di palcoscenico e perno delle vertiginose performance, con brevi battute incisive in napoletano, Marisa Laurito.  Il pubblico ha applaudito con convinzione. Siamo usciti ancora sorridendo a certe situazioni. Ci siamo un po’ incupiti quando abbiamo saputo che il Napoli ha perso, nel proprio stadio, con La Roma, regalando possibilità di fuga alla Juventus e allontanando l’obiettivo Champions per il prossimo anno, dell’Inter … che questa sera ha anche il derby con il Milan ringhioso e in ascesa (cosa che fa ancora più male).

Locandina da internet

 

“A casa tutti bene”. Più o meno …

Un film che, come tutti i film che vogliono essere importanti, mette di fronte a personaggi e situazioni della vita reale che ci sono sempre state nella storia dell’umanità, ma in una società, quella attuale, che è sempre più fatta da uomini e donne egoisti, sfacciati, innamorati più di se stessi che degli altri, insoddisfatti e alla ricerca di sogni vietati. In evidenza una famiglia, come si dice oggi, “allargata” con ex coniugi, figli avuti in coppie precedenti e così via. Questa famiglia che “appare” in un modo e si rivela quasi tragicamente ricca di tutti i problemi dovuti a debolezze, a malattie, a problemi di lavoro, a desideri che in molti hanno e che non molti sanno mettere da parte a fronte di un equilibrio, di una tranquillità, fatta anche di compromessi a favore dell’unione e del futuro anche dei propri figli. Gabriele Muccino ha confermato di saper mettere insieme una sceneggiatura solida e attori di grande esperienza, veramente tanti e tutti bravi (compreso i più piccoli), che hanno dato ai propri personaggi qualcosa di se stessi, per convinzione o per aver provato nella loro vita privata e allegria, emozioni, sentimenti sono nati, secondo me, spontaneamente durante le riprese e si nota anche una grande sintonia tra tutti loro. L’elenco è lungo e si corre il rischio di dimenticare qualcuno:  Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, . Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore (che ha contribuito anche alla sceneggiatura), Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Valeria Solarino, Renato Raimondi, Elisa Visari, Elena Rapisarda, Sandra Milo … Coinvolgente la scelta delle canzoni e belle le musiche di Nicola Piovani, una certezza. Il film può dividersi nei giudizi di ogni spettatore, ma sicuramente scorre creando interesse e riflessioni. Chi non si è mai trovato in una situazione simile?
Locandina da internet

 

Una “Venere in pelliccia” doc

Il teatro è partecipazione, è comunicazione bidirezionale tra attori e pubblico, interazione, feeling, sensazioni, antipatie e simpatia, fischi o applausi… “Venere in pelliccia” al Teatro Carcano di Milano, ci ha fatto crescere in empatia, attenzione e attrazione, ci ha fatto trascorrere momenti di vera distrazione dai problemi e ci ha regalato pure risate e spunti di riflessione. La trama è nota, ispirata da un romanzo erotico dell’autore austriaco Leopold von Sacher-Masoch pubblicato nel 1870 e ben trasportata nel film omonimo di Roman Polanski del 2013: come al solito, non la racconto. La commedia parte su binari diritti, va avanti senza intervallo, mantiene vivi dall’inizio alla fine in un continuo gioco di ruoli tra un uomo, il regista interpretato con maestria da Valter Malosti (che è anche l’adattatore di questa versione italiana e regista vero dello spettacolo) e una donna, interpretata divinamente da Sabrina Impacciatore che riesce a cambiare espressioni, atteggiamenti, volti e linguaggi con una padronanza di scena incredibile perché noi eravamo abituatati a vederla in filmetti leggeri, in ruoli di comica, mentre qui dimostra doti di recitazione enormi, capacità di trasformazione immediata dal volgare al nobile, dalla stupidità all’intelligenza e furbizia, da movimenti rozzi a quelli delicati e molto sensuali. Scenario limitato, giochi di luce e buona acustica. Una serata piacevole.

locandina da internet