La Stranezza: Un film d’arte dedicato all’arte.

Un film d’arte dedicato all’arte: quando il cinema ci fa vivere storie pregne di fantasia, realtà, allegria, tristezza, sentimenti visibili o nascosti attraverso immagini ben presentate, con primi piani intensi e colori caldi e con un cast di altissimo livello, allora un film è “nostro” e ci rimane dentro. Se la fusione cinema – teatro è ben amalgamata, si ottiene un film che appassiona. Gli autori Roberto Andò,  anche regista, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti, hanno creato un intreccio commedia – dramma psicologico mostrandoci reazioni dei vari personaggi alle varie provocazioni della vita e dello spettacolo: caratteri diversi come quello di Pirandello, quasi timido, silenzioso, spesso celato dietro le quinte, o quelli esuberanti dei due personaggi in cerca di successo nella battaglia tra problemi quotidiani e sogni a volte impossibili. Un ancora “grande” Toni Servillo, accompagnato da due nuovi attori comici non più comici che hanno acquisito tanta esperienza di palcoscenico che possono dare tenti momenti importanti al cinema. Un contorno si attori d’esperienza che lasciano un grande contributo anche se con piccole apparizioni, per esempio Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro e i bravissimi Aurora Quattrocchi e Renato Carpentieri … La colonna sonora Michele Braga, Emanuele Bossi‎ si adagia senza pesare su tutte le scene … Film che cresce col passare del tempo e alla fine si vorrebbe continuare a seguire le storie dei vari personaggi e in particolare quella sensazione, quella “Stranezza” che assale ognuno di noi in certi momenti della vita: ne sentiremo parlare.

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Fermarsi o volare …

Ognuno, in ogni famiglia, ha sogni possibili e impossibili. Ognuno ha segreti che restano tali fino alla fine o vengono scoperti. Ognuno ha voglia di crescere e realizzarsi ma anche fermarsi a un certo punto a riflettere sul proprio futuro e sulla importanza e necessità della propria esistenza. Francesca Archibugi ha aperto il libro di Sandro Veronesi e lo ha raccontato a noi in maniera convincente, usando però un po’ troppo i ritorni nel tempo, addirittura in ordine non consecutivo e lo spettatore inizialmente resta un po’ confuso, poi entra nel gioco della storia  drammatica e di personaggi complessi. Un cast di attori eccezionali: Smutniak, Bérénice Bejo, Laura Morante, Sergio Albelli, Alessandro Tedeschi, Benedetta Porcaroli, Massimo Ceccherini, Fotinì Peluso, Nanni Moretti, Francesca De Martini, Pietro Ragusa, Cristiano Piacenti e sopra tutti un eccezionale Pierfrancesco Favino che, da anni, attendo vedere sul palco degli Oscar. Ottima la fotografia, primi piani intensi, un applauso forte ai truccatori e colonna sonora adatta ai vari momenti. Da non perdere perché tutti possiamo essere dei colibrì e rimanere fermi anche a lungo ma poi dobbiamo usare le ali anche per volare …

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Siccità ambientale e umana.

Un salto di qualità questo film di Virzì: non solo commedia ma dramma di una Roma a secco per problemi naturali, bisognosa di pulizia e nuova vita e di persone che sono aride per le esperienze vissute, bisognose di ripresa di coscienze e di sentimenti. Una storia di tante persone con problemi diversi che sembrano tanti pezzi di un puzzle che man mano si va componendo sino al finale tragico e aperto alla speranza di giorni migliori. Un grande cast sia per numero di personaggi che per bravura e non è possibile citare qualcuno in particolare perché tra i più noti ci sono attori di grande esperienza anche teatrale e tra i giovani ci sono buone promesse e, se in una critica occorre evidenziare un neo ecco che Monica Bellucci si conferma di una bellezza straordinaria, ma di poca recitazione. Bella la colonna sonora scelta che accompagna i momenti alti e bassi di una storia che man mano coinvolge lo spettatore, ottima la fotografia sia sui personaggi che su una Roma bella e disastrata. Questo film non era in Concorso al Festival di Venezia ed è stato un peccato perché merita premi e chissà per il futuro … Peccato che in sala eravamo solo in dodici spettatori …

Locandina da internet